Sulle orme di Ira Velinsky. (Parte 1 di 2)

Nei primi anni 80, quando ero bambino, il mio babbo comprava una noiosissima rivista che leggevano solo i “grandi”. Quella rivista era l’Espresso.
Tra quegli articoli che parlavano prevalentemente di politica, si trovavano delle pubblicità, e tra quelle pubblicità, ogni tanto, comparivano delle immagini di computer meravigliosi. Erano i CBM della Commodore.
Dal mio punto di vista i CBM (Commodore Business Machine) erano certamente superiori agli IBM. (International Business Machine).
Le linee degli IBM mi ricordavano la Fiat 127 bianca del mio babbo parcheggiata nel garage di casa, mentre le curve sinuose dei CBM mi ricordavano quelle meravigliose Porsche 911 straniere che qualche volta sfrecciavano per le stradine del Chianti.

IBM – Fiat 127

CBM – PORSCHE 911

Non c’erano dubbi che le Porsche 911 fossero molto più potenti delle Fiat 127 e di conseguenza, per la proprietà transitiva, i CBM erano più potenti degli IBM.
Per anni, come molti, ho pensato che quei computer fossero stati disegnati dalla Porsche, la famosa azienda automobilistica fondata da Ferdinand Porsche, ma non sembra sia così.
Si dice anche che la Commodore abbia usato i servizi dell’azienda Porsche Design, un’azienda collaterale all’azienda automobilistica fondata da Ferry Porsche(figlio del Ferdinand), ma che alla fine non se ne sia fatto nulla del design proposto dall’azienda tedesca e che la Commodore abbia usato il nome Porsche solo per il processo di marketing.
Non sappiamo esattamente come sia andata, ma è cosa certa che il design definitivo fu realizzato da un dipendente della Commodore, Ira Velinsky, secondo il Brevetto U.S.277.857.

IRA VELINSKY

Per anni ho ammirato il design di alcuni computer degli anni 80 come i CBM, i Commodore Plus4, i Commodore MAX, e con tremendo senso di colpa anche gli ATARI ST (sono un “commodoriano” per natura) senza sapere che dietro quelle meraviglie c’era il lavoro di un uomo: Ira Velinsky.

Se oggi fosse vivo sarebbe ancora a capo della sua società, la Sozo Design, LLC, a Burlingame in California, che aveva fondato nel 1998, e grazie al ritorno di interesse per il retrocomputer, forse avrebbe rilasciato un’intervista  o addirittura scritto un libro per raccontare i bei tempi della Commodore sotto Jack Tramiel  e dell’Atari, sempre sotto  Jack Tramiel.

Di Ira Velinsky si sa molto poco, sia perché era una persona riservata e sia perché ha avuto una vita breve. E’ morto nel 2000 a soli 46 anni stroncato da un infarto mentre era in volo per gli Stati Uniti.

Questo non possiamo saperlo, ma di sicuro non sarebbe finito nel “dimenticatoio” di quei tecnici che, con le loro competenze, hanno cambiato il mondo.
Di lui, in rete, si trova poco o nulla e non gli viene dedicata nemmeno una pagina Wikipedia in nessuna lingua, nemmeno in inglese. Quelle poche volte che si trova viene accreditato come “CASE DESIGNER”.
A pensarci bene anche l’osannato Jonathan Ive dell’Apple è solo un“case designer”. Imac, Iphones, Ipad sono solo involucri che contengono l’elettronica. Questi involucri o scatole in inglese si chiamano “case”.
Senza togliere nulla al geniale Ive, Ira Velinsky ha realizzato i suoi lavori quando i computer non erano ancora considerati oggetti di design da mettere in salotto e mostrare agli amici.
Il suo lavoro è stato riconosciuto e premiato ed ha vinto deversi premi con la Serie Commodore 700, l’Atari Stacy e  l’Atari Portfolio: https://ifworlddesignguide.com/
Ma qual è stata la ragione che mi ha fatto riscoprire i vecchi lavori di Ira Velinsky? La ragione è stato il nuovo l’LM80C di Leonardo Miliani.

LM80C

Un corpo per l’LM80C

Leonardo Miliani è uno smanettone fiorentino che ho avuto il piacere di conoscere e che sta realizzando il sogno “proibito” di ogni smanettone. Disegnare e costruire il suo computer 8 bit da zero, componente dopo componente, filo dopo filo, codice dopo codice.
In una delle nostre chiacchierate mi  disse che aveva iniziato lo sviluppo dell’LM80C perché, dopo aver “programmato” su molti  computer progettati da altri, gli era venuta voglia di costruire il suo computer come sarebbe gli piaciuto averlo negli anni ’80. Mi ha raccontato che ha “particolarmente sofferto” del fatto che il suo amatissimo Commodore 16 non avesse la gestione degli sprite nel C64 e il TI99.
Quando gli ho chiesto che “corpo” avesse il suo computer LM80C e come se lo  immaginava, mi ha detto: “Bella domanda!!! Ma lo sai che non ci ho mai pensato!!! Ho solo pensato a costruire la scheda. Non lo so che forma abbia”.
Come un fulmine a ciel sereno mi è tornato in mente cosa disse Doc a Martin in “Ritorno al futuro”.

Martin: Hai usato una Delorean!

Doc: Se dovevo costruire una macchina del tempo dovevo farla con una bella macchina no?

 Io quel momento mi sono sentito  un “case designer” , un Ira Velinsky e gli ho detto “Te lo disegno io” e magari in futuro lo costruiamo per davvero.  Non puoi continuare a poggiare la scheda sul vassoio del freezer di tua moglie perchè prima o poi glielo dovrai rendere quel vassoio (è tutto vero).  La scheda madre la dovrai pure avvitare da qualche parte prima o poi.

Leonardo mi ha detto che gli avrebbe fatto piacere ma……

I COMPUTER DI IRA VELINSKY IN ORDINE CRONOLOGICO SPARSO

Ecco una breve descrizione di alcuni dei computer dove viene accreditato il lavoro di Velinsky e da cui ho intenzione di prendere spunto per il mio progetto.

Dec Rainbow.

Il primo computer di cui si hanno notizie fu un “anonimo”  DEC Rainbow del 1982.
Il Raimbow ha il “classico” PC case professionale  “tastiera-corpo-monitor”, ma ai lati del corpo macchina si notano delle “interessanti” alette. Queste alette hanno la funzione di far passare l’aria e raffreddare i componenti del computer ma Velinsky le userà spesso per dare una linea di design ai “suoi” computer.

Serie ATARI ST e XE.

Queste scelta di design è “chiarissima” nella serie degli ATARI ST del 1985.
In questo case caso le alette di areazione sono ruotate di 45 gradi in modo da essere in sintonia con i tasti funzioni romboidali posizionati sopra la tastiera. Scomodissimi ma bellissimi.
Velinsky posiziona le alette su un buon 30% della superfice frontale del corpo perchè vuole disegnare un computer inconfondibile alla prima occhiata.

Commodore MAX.

Il“case” del Commodore Max, noto anche come Ultimax o come VC-10, fu progettato da Velinsky nel 1981/1982.

I bordi laterali smussati di raggio costante sono per lo più estetici. La macchina è stata disegnata intorno alla pessima tastiera a membrana dove si  vedono già i caratteristici 4 tasti funzione degli 8 bit dell Commodore.
La bravura di Velinsky è stata quella di esaltare la tastiera costruendo un secondo ripiano inclinato (proprio per la tastiera) di dimensione diverse da quelle dalla base.
Questo design sembra suggerire “guardate quanto è figa questa tastiera”.
In poche parole, Invece di nasconderla la esalta.

Il PLUS4 del 1984. Un flop bellissimo.

Dal punto di vista di design è esattamente l’opposto al Commodore MAX, ma il tratto di Velinsky rimane inconfondibile.
Design cattivo, nero con “corpo macchina” spigoloso per uomini duri.
A differenza del Commodore MAX la tastiera è comoda e quindi può rimanere più bassa rispetto alla parte posteriore dove sono alloggiate le alette di areazione verticali.
Il suo aspetto doveva essere completamente diverso dal Commodore 64, e lo è,  perchè il Plus4 era nato per essere un computer serio, da lavoro, con 4 programmi da ufficio preinstallati.
I 4 tasti funzione allogiati al di sopra della tastiera e i 4 tasti per il cursore in basso a destra rompono con la filosofia del VIC20,C64 e C16.
Con il Plus 4 doveva iniziare una nuova era ma in realtà fu solo l’inizio della fine.

Altri Computer.

Velinsky è accreditato in molti altri progetti.
Sembra abbia lavorato insieme ad altri allo stile “biscottone” del VIC20, C64, C16 e sul bellissimo SX64. Gli viene accreditato anche del lavoro sul C128 ma, siccome era in procinto di lasciare la Commodore per seguire Jack Tramiel in Atari, le informazioni che ci sono in rete non sono attendibili.
In ATARI ha sviluppato lo Stacy e Portfolio e vinto il premi di design.
Ad ogni modo Ira verrà ricordato per aver modificato e industrializzato l’improducibile progetto della Porsche e averci “regalato” la serie di computer CBM II che sembravano usciti fuori da 2001 Odissea nello Spazio.

UN PRIMO VAPORWARE PER L’LM80C di Leonardo Miliani

Utilizzando il programma 3D Solide Edge, dopo qualche giorno di prove sono arrivato ad avere un primo studio tridemsionale.
Ho seguito le regole che mi ha dato MIliani e alcune regole che mi sono dato da solo e che descriverò nella seconda parte dell’articolo.

Per i miei gusti è ancora troppo Commodore e poco “Miliani” ma è un buon punto di partenza.
E’ un buon Vaporware.