Halt and Catch Fire: una serie TV per nerd e non solo

 È teminata da tempo e senza grandi clamori,la quarta stagione della serie TV che Wired ha definito “una delle più sottovalutate di sempre”. Stiamo parlando di Halt and Catch Fire, creata da C. Rogers e C. Cantwell e prodotta da AMC a partire dal 2014.

La serie, di genera dramma, è ambientata tra il Texas e la California a cavallo fra gli anni ‘80 e ‘90. Sono gli anni della moda a tinte accese, dei pantaloni a vita alta, di Madonna e Michael Jackson. Sono gli anni della DeLorean di Ritorno al futuro e sono anche gli anni della computer revolution, del computer che diventa “personal” e a buon mercato e della nascita del mito della Silicon Valley.

In questo contesto si intrecciano le vicende dei personaggi di Halt and Catch Fire: c’è il “visionario” disposto a tutto, la madre in carriera, la programmatrice punkettara avulsa dal mondo, e lo smanettone geek simil Wozniak. Le loro storie rispecchiano in pieno il motto del decennio: osare ad ogni costo, tentare sfide al limite del possibile, scommettere tutto, perdere e ricominciare. E’ l’ego a farla da padrone e pone tutti in una “race condition”, una competizione e sfida continua perennemente al centro dell’attenzione.

Ed in questo, il titolo della serie non poteva essere più azzeccato: Halt and Catch Fire (nel suo acronimo HCF), indica una delle tante istruzione assembler “mitologiche” più che reali, dei primi mainframe, che costringeva il processore ad un infinito cambio di stato (una race condition , appunto) tale da renderlo inutilizzabile e richiedere un reset. E così anche per i nostri personaggi: si compete per la costruzione di PC compatibili, di community online, di primordiali antivirus, di indicizzazioni online per i primi browser internet. E in questo non vinceranno mai e non perderanno mai, e la loro maturazione psicologica e caratteriale seguirà il “How do you win?” You don’t, you just get to keep playing”.

Nonostante l’ambientazione da startup innovative anni ‘80, il Commodore 64 e il “Giant” (un clone del PC IBM) la serie non è riservata agli addetti ai lavori, ma anzi è fruibile da tutti in quanto “i personaggi sono i veri protagonisti. La storia è solo un’enorme, spettacolare scenografia. E i computer, almeno in questa serie, sono ancora solo e soltanto macchine” (da Wired).

Unico vero neo, la serie è disponibile solo in lingua originale (inglese) e, almeno per il momento, nessuno ne ha acquistato i diritti per il doppiaggio e la trasmissione in Italia.

Riferimenti:

http://www.amc.com/shows/halt-and-catch-fire https://www.wired.it/play/televisione/2015/08/05/halt-and-catch-fire-serie-sottovalutata http://www.imdb.com/title/tt2543312
https://it.wikipedia.org/wiki/Halt_and_Catch_Fire https://www.ew.com/article/2015/03/25/halt-and-catch-fire/

Aggiornamento dell’8 Marzo 2019:

Quando ho recensito questa serie, considerando lo scarso successo di pubblico (ma non di critica) ed il fatto che più volte era stata data per spacciata ben prima della quarta stagione, non avrei mai pensato che sarebbe sbarcata in Italia. Invece a partire da mercoledi 13 Marzo 2019 sarà trasmessa in anteprima assoluta su Rai4.

Per coloro che come me hanno nel the-book-in-on-the-table la massima espressione colloquiale con i sudditi di sua Maestà, sarà un gran sollievo il non dover vedere ogni episodio due volte (e la prima con i sottotitoli). Il rovescio della medaglia almeno negli spot in onda in questi giorni, è lo shock di sentire la voce del visionario Lee Peace (l’elfo Thranduil de Lo Hobbit) perdere con il doppiaggio tutto il fascino e l’espressività naturale. Quindi il mio consiglio, per quanto possa essere banale, è di guardare tutte e quattro le stagioni in lingua originale.

giorgio.alduini@me.com